Coronavirus: c’è un ruolo per la Telemedicina?

(A cura del prof. Paolo Innocenti)

L’epidemia SARS (sindrome respiratoria acuta severa) da coronavirus del 2002-2003 che colpì le province meridionali della Cina oltre a numerose nazioni asiatiche e provocò circa 800 morti e 8.000 contagiati, venne arginata grazie alla messa in quarantena di intere città.

Secondo la rivista The Economist, (“Telemedicine in China. The smartphone will see you now” – 7 marzo 2020) la quarantena risultò essere una benedizione per alcune attività: decollarono in quei mesi i social media cinesi e l’e-commerce con Richard Qiangdong Liu che fondò JD.com, un colosso ora valutato 64 miliardi di dollari.

La drastica quarantena che ha coinvolto in Cina circa 60 milioni di persone per l’attuale epidemia di coronavirus, continua The Economist, sta provocando lo stesso “effetto crescita” sulla telemedicina. Milioni di persone bloccate a casa cercano su internet la soluzione ai loro problemi di salute o dei consigli.
La piattaforma cinese JD.Health dall’inizio della epidemia ha decuplicato le visite online, ora arrivate a 2 milioni.

La stampa internazionale non medica sta dedicando molta attenzione alla telemedicina a cui affida molte speranze.

La rivista Time (leggi l’articolo) ritiene che l’attuale epidemia di Coronavirus renderà popolare la telemedicina che fino ad ora è stata utilizzata solo dal 10% della popolazione americana.

 

Cosa è la Telemedicina

Per Telemedicina si intende una modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria, tramite il ricorso a tecnologie innovative, in particolare alle Information and Communication Technologies (ICT), in situazioni in cui i professionisti della salute e il paziente non si trovano fisicamente nella stessa sede.

 

La Telemedicina è utile per visitare a distanza persone:
– che temono di avere il contagio. Il medico valuta da remoto l’importanza dei sintomi e stabilisce la modalità delle cure.
– che hanno problemi di salute non correlati col Coronavirus ma temono di andare negli ambulatori o negli ospedali per paura del contagio.
– che non possono uscire di casa o hanno bisogno semplicemente di essere riassicurate.

La Telemedicina è utile:
per ridurre il rischio di contagio di medici, infermieri e operatori sanitari.

In molte parti del mondo è diventata uno strumento valido per affrontare l’epidemia in corso.

Per esempio, lo Sheba Medical Center di Tel Aviv, considerato uno tra i migliori ospedali al mondo, si sta preparando alla epidemia di coronavirus con un programma innovativo di telemedicina (leggi l’articolo).
Esso prevede l’utilizzo di “robot” che entrano nella stanza del paziente in isolamento e inviano informazioni sullo stato clinico e sui segni vitali ai medici all’esterno.
I pazienti con sintomi meno severi vengono invece seguiti nelle loro case mediante una piattaforma di telemedicina dedicata al coronavirus, che li controlla da remoto.

 

Anche la politica si occupa di Telemedicina

Lo scorso 6 marzo il Presidente Trump, su proposta del Congresso USA, ha firmato una legge che stanzia 8,3 miliardi di dollari per fronteggiare l’epidemia e che tra l’altro finanzia un programma federale di Medicare dedicato alla telemedicina (leggi l’articolo).

 

 

Il ruolo di Skype

In Australia, Skype viene utilizzato per visite online (leggi l’articolo) e il Governo ha stanziato ingenti somme per i teleconsulti che saranno pagati da Medicare (leggi l’articolo).

 

Da ultimo, la parola ai medici

Nell’articolo “Virtually Perfect? Telemedicine for Covid-19” (leggi l’articolo) pubblicato sull’ultimo numero della prestigiosa rivista New England Journal of Medicine, si afferma che quelle istituzioni sanitarie che hanno investito da tempo nella telemedicina, sono ben posizionate per assicurare ai pazienti contagiati dal Covid-19 una migliore assistenza.