Chirurgia nello Spazio: se l’astronauta ha l’appendicite

(A cura del Prof. Paolo Innocenti)

Si è concluso da pochi giorni con successo il viaggio di oltre 6 mesi del Comandante Luca Parmitano sulla ISS, Stazione Spaziale Internazionale.

Durante i viaggi spaziali vengono effettuati esperimenti scientifici di vario tipo e si studiano le conseguenze della permanenza in un ambiente ostile esposto a radiazioni, temperature estreme e in assenza di gravità, sul fisico degli astronauti.

Effetti della assenza di gravità

Sappiamo che la microgravità provoca effetti significativi sul nostro organismo.  I muscoli vanno incontro ad indebolimento (atrofia) e il tessuto osseo a demineralizzazione come nell’osteoporosi, con rischio di fratture durante l’attività fisica nelle passeggiate spaziali.  Questi effetti sono tanto più severi quanto più a lungo dura il viaggio spaziale (leggi l’articolo).

C’è poi una aumentata suscettibilità a contrarre infezioni batteriche o virali a causa di alterazioni del sistema immunitario.

A quali malattie può andare incontro l’astronauta?

Fino ad ora sono stati segnalati due casi di sospetta appendicite su cosmonauti russi. In un caso si accertò trattarsi di una prostatite mentre nel secondo caso si procedette con un rientro di emergenza dallo spazio. In realtà poi si scoprì che non si trattava di appendicite ma di calcoli del rene e dell’uretere destro che si manifestavano con gli stessi sintomi. E’ noto infatti che i voli spaziali possono provocare una aumentata perdita di calcio nell’urina con formazione di calcoli renali.

Se il viaggio spaziale dura a lungo aumenta il rischio di malattie dovute a radiazioni e la possibilità di contrarre un cancro o una leucemia.

Il trauma e le sue conseguenze rappresentano oggi il rischio maggiore per l’astronauta. Nelle passeggiate spaziali al di fuori della navicella spaziale è presente il pericolo di traumi penetranti o da schiacciamento le cui conseguenze potrebbero essere catastrofiche se si venisse a compromettere l’integrità della tuta protettiva. Anche se possibili, non sono stati segnalati fino ad oggi traumi cranici.

Come si fa diagnosi di malattia nello spazio

L’ecografo ad ultrasuoni è stato utilizzato in numerose missioni spaziali da astronauti non medici opportunamente addestrati, per patologie muscolo-scheletriche, oculari, toraciche, addominali e pelviche.

Nello spazio col robot chirurgico

Il robot chirurgico è stato inizialmente utilizzato per scopi militari nelle zone di combattimento per consentire al chirurgo di operare a distanza e in sicurezza i feriti della prima linea (leggi l’articolo). Nel 2001 si effettuò col robot il primo intervento transatlantico di asportazione della colecisti col chirurgo a New York e la paziente a Strasburgo (a 7.000 km di distanza).

 

Ci sono state poi applicazioni sperimentali nello spazio dal momento che è possibile azionare il robot chirurgico dalla terra (telechirurgia) senza che il chirurgo sia sulla navicella spaziale.

 

Ciò è possibile se la distanza dalla terra non provoca un eccessivo ritardo nel segnale radio.

Chirurgia nello spazio: il futuro

Oggi i protocolli relativi ad emergenze mediche a bordo della ISS, Stazione Spaziale Internazionale,

prevedono il rientro immediato sulla terra. Ma quando i viaggi spaziali dureranno da due a cinque anni come si prevedono quelli per raggiungere Marte, la navicella spaziale dovrà essere attrezzata per poter eseguire interventi chirurgici (leggi l’articolo). Oltre all’ipotesi di un chirurgo a bordo si stanno sperimentando piccoli robot chirurgici autonomi, stampanti 3D che a causa dello spazio angusto sull’astronave possono produrre strumenti chirurgici, protesi o farmaci solo in relazione alle necessità.