Anziani e tumori: vietato arrendersi

Il cancro si può definire una malattia della vecchiaia. Dopo i 65 anni il rischio di sviluppare un tumore è infatti quaranta volte più alto che tra i 20 e i 44 anni e quattro volte superiore a quello delle persone dai 45 ai 64 anni. Si calcola che più di una persona su cinque oggi ha più di 65 anni e sarà una su tre nel 2050.

Per tali motivi la cura dell’anziano con cancro è diventato un importante problema sociale.

Ma gli anziani ricevono cure adeguate?

La prestigiosa rivista Lancet pubblica 30 anni fa (1990, 335, 1020) un articolo dal titolo “Cancro nell’anziano: perché curato così male”. (leggi l’articolo)

In tale articolo un gruppo di studiosi di diverse nazioni sostiene la tesi che agli anziani vengono erogati trattamenti medici e chirurgici non ottimali, differenti da quelli destinati a pazienti con gli stessi tumori ma più giovani di età.

Vengono identificati 3 pregiudizi (presenti anche tra i medici):

  • gli interventi chirurgici comportano un alto tasso di complicazioni ed anche di mortalità
  • la presenza di altre malattie riduce comunque la sopravvivenza nell’anziano
  • i tumori hanno una crescita lenta e sono meno aggressivi.

Questi pregiudizi comportano alcune conseguenze:

  • Riluttanza a raccomandare interventi per tumore
  • Diagnostica pre-operatoria incompleta
  • Trattamenti incompleti (per es. chirurgia senza chemio o senza RT)
  • Pochi anziani nei trials clinici
  • Esclusione da programmi di screening

Quale è la situazione odierna a 30 anni di distanza dalla pubblicazione di Lancet?

Alcune pubblicazioni recenti segnalano che ancora oggi molti anziani muoiono prima, a causa di una non ottimale terapia del tumore (leggi la pubblicazione)

In Italia i valori di sopravvivenza dei pazienti anziani con tumore sono peggiori (linee guida) rispetto alla media europea.

Le possibili cause sono molteplici: ritardo diagnostico, minor accesso a terapie più efficaci, minor accesso ai trials. Talora i pazienti vengono trattati in base alla loro età cronologica e non in base al loro reale stato psico-fisico.

E’ dunque evidente l’importanza di una valutazione ”multidimensionale” che tenga conto delle altre malattie presenti, dell’eventuale decadimento cognitivo, dello stato nutrizionale nonché delle caratteristiche psicologiche e di supporto sociale che caratterizzano il malato anziano e da cui non si può prescindere nella programmazione di un intervento.

Migliorando il quadro clinico e correggendo con opportune cure alcune situazioni patologiche, un sempre maggior numero di pazienti può essere portato all’intervento chirurgico che, è bene non dimenticarlo, offre la più alta opportunità di cura per la gran parte dei tumori.

La chirurgia laparoscopica è la modalità di intervento da preferirsi per gli anziani con cancro del colon-retto.