I robot diventeranno più bravi dei chirurghi?

(A cura del Prof. Paolo Innocenti)

I robot sono presenti da molti anni nelle nostre sale operatorie.

I primi passi si compiono tra gli anni settanta ed ottanta dalle forze armate americane e dalla NASA. Viene messo a punto un robot per trattare da remoto i feriti sui campi di battaglia per evitare di mettere in pericolo i soccorritori. Per la NASA le missioni spaziali devono avvalersi di un robot per le urgenze mediche e chirurgiche con il centro di controllo situato sulla terra. Si apre così l’orizzonte della “telesurgery” per indicare una chirurgia dove l’operatore non si trova necessariamente al fianco del paziente per compiere l’intervento. Tuttavia, i primi modelli del robot chirurgico come lo conosciamo oggi si realizzano solo quando l’idea ed i brevetti vengono consegnati alla industria civile.

L’azienda americana Intuitive (Sunnyvale-California) produce il robot da Vinci (vedi foto) che in breve si diffonde nelle sale operatorie di tutto il mondo dopo l’approvazione nel 2000 della FDA (Food and Drug Administration). In Italia sono installati oltre 100 robot da Vinci con i quali si eseguono circa 18.000 interventi all’anno

La chirurgia robotica introduce numerosi vantaggi pratici: la visione tridimensionale HD, strumenti che replicano esattamente i movimenti del polso e della mano e ne eliminano il tremore fisiologico, la possibilità di eseguire l’intervento seduti in una console esterna al campo operatorio.

I movimenti sono precisi e il braccio robotico è una estensione della mano del chirurgo.

Tuttavia è sempre quest’ultimo che fa muovere le braccia del robot e gli strumenti

La vera rivoluzione sta iniziando ora con l’avvento di sistemi totalmente automatizzati, di dimensioni ridotte, indirizzati dalla Intelligenza Artificiale (leggi l’articolo).

ll robot dunque non è più guidato in ogni movimento direttamente dal chirurgo, come avviene oggi, ma replica fedelmente il percorso che quel chirurgo avrà impostato e studiato precedentemente.

È il caso del sistema Smart Tissue Autonomous Robot (STAR) (guarda il video), un robot che è in grado di effettuare da solo una sutura in maniera perfetta e totalmente sovrapponibile al lavoro che farebbe un chirurgo esperto.

L’opera di STAR è stata testata sull’intestino di maiali. Una volta effettuata una comparazione con un’operazione effettuata da un chirurgo, STAR ne è uscito brillantemente: i punti della sutura intestinale, che implica la ricostruzione di parti di tessuto intestinale, risultano estremamente precisi, più di quelli del chirurgo.

Migliaia di informazioni di anatomia, di tecnica chirurgica e di dati sulle diverse patologie vengono immessi nel sistema digitale che identifica e migliora la tattica chirurgica.

Una chirurgia che, sempre più supportata dall’intelligenza artificiale e dalla realtà aumentata, porterà un miglioramento nei risultati finali conseguiti dai singoli operatori con un vantaggio soprattutto per il paziente.

E’ dunque legittimo chiedersi: i robot diventeranno più bravi dei chirurghi?