Chirurghi laparoscopici: ancora troppo pochi

(A cura del Prof. Paolo Innocenti)

La chirurgia laparoscopica nasce in Francia circa 30 anni fa.
Nel 1987-88 Phillipe Mouret a Lione, Jacques Perissat a Bordeaux, Francois Dubois a Parigi effettuano le prime asportazioni della colecisti col metodo laparoscopico.
Dopo la prima colecistectomia eseguita con tecnica tradizionale dal Prof. Carl August Langenbuch a Berlino nel 1882, questo nuovo tipo di intervento laparoscopico risulta essere rivoluzionario in quanto permette al paziente di tornare a casa dopo 48 ore, di non avere dolore, di poter riprendere in breve tempo le proprie attività riducendo i tempi di convalescenza.
Il successo è planetario sostenuto anche dall’entusiasmo dei pazienti: in breve tempo quasi tutti i chirurghi adottano questa nuova tecnica, come mai era accaduto nella storia della chirurgia.
Dopo pochi anni si eseguono quasi tutti gli interventi con la laparoscopia, dalla asportazione delle ghiandole surrenali alle plastiche per ernia iatale, dalle resezioni per tumori dello stomaco a quelle per tumori del colon.
Tuttavia mentre quasi tutti i chirurghi effettuano i più comuni interventi laparoscopici, sono ancora pochi quelli in grado di eseguire interventi di chirurgia laparoscopica avanzata.
Di recente è stato reso noto che su circa 30mila interventi chirurgici per tumore maligno al colon che vengono eseguiti ogni anno in Italia, solo il 35% viene realizzato con tecnica laparoscopica che comporta notevoli vantaggi per il paziente e il Servizio sanitario nazionale. (leggi l’articolo)
Il motivo è dovuto al fatto che l’addestramento è lungo, gli interventi sono complessi ed è richiesta l’assistenza di un tutor non sempre disponibile.
Per tale motivo la formazione professionale nonostante l’impegno e le iniziative delle principali Società scientifiche italiane quali la Società Italiana di Chirurgia (SIC) e la Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI) non riesce ancora ad espandere la percentuale di chirurghi in grado di utilizzare queste tecnologie.
L’esempio virtuoso della Gran Bretagna.
Davanti a noi abbiamo l’esempio della Gran Bretagna che nel 2006 aveva una delle percentuali più basse in Europa nella esecuzione di interventi di chirurgia laparoscopica del colon (circa 1 paziente su 10)
Inizia allora un intenso programma di formazione professionale: “National training programme for laparoscopic colorectal surgery – LAPCO” che utilizza per l’addestramento interventi simulati in realtà virtuale e su piattaforme ad alta fedeltà, interventi su cadaveri e su animali, interventi in sala operatoria con la guida di un chirurgo esperto.
La Gran Bretagna è riuscita a portare la percentuale di interventi laparoscopici per il colon dal 13,1% al 54,5% nell’arco di soli 6 anni ed ha ora il primato in Europa.
Oltre al miglioramento della qualità della vita degli operati, il National Health Service ha risparmiato per effetto della riduzione delle degenze ospedaliere, delle complicazioni post-operatorie e del ritorno più rapido alla attività lavorativa, 29,3 milioni di sterline (leggi l’articolo)
E’ quindi indispensabile che anche l’Italia si doti di un programma di addestramento per la chirurgia laparoscopica avanzata per far sì che un maggior numero di chirurghi possa acquisire le competenze per eseguire interventi sempre più complessi. Se ne avvantaggeranno i pazienti molti dei quali oggi sono esclusi dai benefici della chirurgia laparoscopica avanzata.